Per creare innovazione servono talenti ma servono anche strategie ed ecosistemi idonei a farli sbocciare. Perciò la terza giornata di #rsw19 è stata dedicata al dialogo con le Istituzioni e con gli hub cittadini europei e internazionali. La giornata si è aperta con l’iniziativa di Roma Startup Open Government Strategies, nata lo scorso anno per stimolare tutti gli attori in gioco, a partire dalla Pubblica amministrazione, a pensare e costruire strumenti che diano un effettivo ed efficace supporto all’innovazione. 

La conferenza quest’anno ha visto la presenza di Flavia Marzano, Assessora a Roma Semplice del Comune di Roma, Liliana Leone, Direttrice di Cevas, Agostino Santoni, CEO di Cisco Italy, Giovanni Tonutti, Senior Analyst dell’agenzia pubblica britannica Policy in Practice. La digitalizzazione per la semplificazione amministrativa, per l’accountability e la trasparenza delle azioni sono obiettivi perseguiti dall’Assessora Marzano che assieme all’Amministrazione capitolina ha impostato e sta realizzando una strategia orientata agli open data e a consentire piena interazione tra PA e cittadini, permettendo di ottenere informazioni, inoltrare dati, leggere documenti, assicurando totale accessibilità. Che la rete diventi sempre più efficiente e capace di connettere persone, oggetti e dati, è ovviamente il centro del lavoro internazionale di Cisco che punta alla realizzazione di piattaforme “semplici, aperte, programmabili e sicure – dice il CEO per l’Italia, Agostino Santoni – Quattro parole che sono diventate i nostri valori fondamentali, perché pensiamo siano valori applicabili anche a una città, a una comunità, alla dimensione sociale”. Fondamentale per questo anche la sinergia con la Pa, con cui Cisco Italia lavora per implementare tecnologie in grado di erogare servizi che prima non c’erano, con l’idea che la digitalizzazione non significhi riscrivere un preesistente processo analogico, ma pensare in un’altra lingua dunque pensare novità. “Per andare avanti su questa strada – conclude Santoni – occorre inoltre lavorare sempre più sulla cybersecurity: ogni giorno blocchiamo 20 miliardi di attacchi informatici, un numero impressionante”. Lo studio Cevas dagli anni ’90 si occupa di valutazione di politiche pubbliche con le metodologie di ricerca delle scienze sociali. Cui oggi si aggiunge l’utilizzo dei Big Data, cruciali per capire fenomeni, analizzare situazioni, prendere decisioni. “Mappare i comportamenti della popolazione comporta anche dei rischi – dice Liliana Leone, Direttrice di Cevas – In Cina è stato introdotto il Social credit score che dà un punteggio sulla base del monitoraggio continuo del cittadino. Se hai uno score basso sei punibile a vari livelli: a 22 milioni di cinesi è stato proibito di prendere l’aereo, per esempio. Nell’uso dei Big Data e della profilazione delle persone esistono pericolose insidie ma, lasciando da parte questo lato oscuro, l’uso dei dati è prima di tutto prezioso per fini valutativi mirati all’innovazione e al miglioramento, che è il nostro lavoro. Per fare un esempio: dai dati sull’incidentalità stradale di Aci che comprendono orari, luoghi, frequenze di percorrenza, traiamo analisi sugli interventi di prevenzione necessari, sia per la Pa che per i cittadini, per migliorare la sicurezza”. Consulenza, analisi di dati e sviluppo di software per le politiche sociali e il welfare sono le azioni di Policy in Practice, agenzia britannica che lavora in particolare con gli enti locali per migliorare il sistema dei servizi offerti ai cittadini e le azioni delle organizzazioni che erogano i servizi stessi: “Il nostro atteggiamento è proattivo – dice Giovanni Tonutti, Senior Analyst dell’agenzia – perché l’obiettivo è proporre azioni per l’efficienza del pubblico: la tecnologia e le analisi dei dati giocano un ruolo fondamentale per la nostra visione, che è sorretta da valori e obiettivi anche fortemente ideali”. Le potenzialità migliorative fornite dalla digitalizzazione delle Istituzioni sono dunque ingenti, sia in termini di erogazioni dei servizi sia per l’evoluzione della Pa e della comunità.

La conferenza Building Startup Ecosystem è invece giunta, come la Rome Startup Week, alla terza edizione: suo obiettivo è creare un confronto tra esperienze nazionali, europee e internazionali per discutere dei fattori che contribuiscono a far nascere e crescere le imprese innovative. Quest’anno se ne è parlato con Alexey Shablouski, Direttore dello Startup Technologies Center di Minsk, Sebastian Diaz, Direttore di Startup Chile, José Carlos F. Dos Santos, CEO di Acelera Angola, Tobias Ogweno, Primo Segretario dell’Ambasciata del Kenya a Roma, Kriya Metha, Programma SCALE Startup del Comune di Amsterdam, Thomas Kösters, Cofondatore European Startup Initiative – Startup Heatmap Europe, Florian Zankl, del Comune di Monaco di Baviera, Elisa Gambarini, Dipartimento Smart Cities del Comune di Milano, Francesca Chialà, eZecute Partner per il progetto CultureTech. Dal Sud America all’Europa sono molte le iniziative governative o municipali, dunque pubbliche, che hanno permesso di far evolvere economie, trasformare servizi e pensare globale. L’idea condivisa dai relatori è che si possa creare global business a partire da qualunque territorio se si usano le leve adeguate: le relazioni con le principali università e i centri di ricerca, un congruo sostegno dato da risorse pubbliche, il coinvolgimento degli investitori internazionali, l’organizzazione di eventi dedicati alle startup risultano essenziali qui come in tutto il mondo per far cambiare mentalità delle aziende, direzionandole all’innovazione e stimolando i giovani studenti a pensarsi come imprenditori più che come dipendenti. Spesso infatti le iniziative legate alle startup partono dalla valorizzazione delle scuole, del capitale umano, delle idee, per raggiungere sinergie tali da modificare le politiche, portandole alla semplificazione burocratica per le startup e a regole dedicate al loro sviluppo a partire da una fiscalità agevolata. Inoltre, fondamentale è l’internazionalizzazione successiva delle singole realtà e il dialogo con gli altri ecosistemi startup. La diversità e il multiculturalismo vengono inoltre ravvisate come preziose per la crescita innovativa: le esperienze che si sono presentate hanno molto spesso coinvolto tipologie di persone differenti, talenti provenienti da percorsi e luoghi differenti, e valorizzato fortemente le donne nella sfera imprenditoriale, creativa e gestionale. Tra gli interventi, vale la pena menzionare la testimonianza di José Carlos F. Dos Santos, di Acelera Angola, e del Primo Segretario dell’Ambasciata del Kenya, Tobias Ogweno. Dos Santos non proviene infatti da un’esperienza sostenuta dal pubblico, ma ha sottolineato la possibilità di creare innovazione partendo dal basso, agendo in ambiti ancora non regolamentati del suo Paese da cui ha scelto di non andarsene proprio per creare e sperimentare soluzioni che possano aiutare le comunità. Le relazioni in particolare con le grandi aziende che si muovono in Angola, con i centri di ricerca, gli investitori esteri e i Paesi africani più avanzati nell’innovazione come il Sudafrica restano comunque essenziali: da imprenditore e investitore, Dos Santos è riuscito a creare infatti un importante hub per le startup e ha rimarcato le grandi potenzialità dell’Angola in termini di talenti, risorse territoriali, relazioni internazionali. “Gli esseri umani sono tutti, ovunque, dei curiosi innovativi – ha detto invece Ogweno, dell’Ambasciata del Kenya – la sfida è metterli nelle condizioni di esserlo concretamente. Dobbiamo avere il coraggio di non lasciare nessuno indietro e impedire che poche compagnie dominino il mercato: bisogna essere inclusivi e fornire opportunità ai giovani di tutto il mondo. Senza le giuste politiche resta invece il solo profitto, che difficilmente è interessato a fare business in alcune regioni per valorizzarle. Inoltre, su alcune tematiche come il cambiamento climatico, dobbiamo essere pronti a collaborare  declinando diversamente le potenzialità tecnologiche a seconda delle differenti necessità dei territori, che non sono identiche sebbene il problema sia globale”.

Consapevole dell’importanza di azioni per sostenere le imprese innovative e influenzare in maniera positiva il contesto imprenditoriale italiano, durante la Week dello scorso anno Roma Startup ha dato voce allo Startup Act, manifesto in 10 punti (consultabile al link http://www.startupact.it/) che vuole fornire le direttrici per una revisione organica della normativa su tutto il comparto. Nella tavola rotonda Italian Startup Act, la Rome Startup Week 2019 ha ripreso le fila del discorso a fronte delle nuove misure del Governo per l’ecosistema startup: il Fondo Nazionale per l’Innovazione Fondo dei Fondiche potrà investire direttamente nelle startup, accompagnato da altre azioni per ridefinire la filiera (come l’albo dei Business Angel o la creazione di una classe ad hoc per il venture business e il capitale di rischio, oggi sottocapitolo del Private Equity). Hanno partecipato alla discussione il Presidente di Roma Startup, Gianmarco Carnovale, l’On. Luca Carabetta, Vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, l’On. Laura Cavandoli della Lega, Alberto Fioravanti, Consigliere di Italia Startup e Fondatore di Digital Magics. Nili Shalev, Managing Director Israel Innovation Authority, ha introdotto la discussione parlando dell’esperienza di Israele, una startup nation che, con una popolazione di neppure 9 milioni di abitanti, è leader mondiale in innovazione tecnologica: il 4,3% del bilancio dello Stato va in ricerca, una percentuale alta che corrisponde a una scelta precisa del Governo, perseguita fin dagli anni ’70 e che negli anni ’90 ha portato a creare importanti hub e infrastrutture per l’innovazione tecnologica. E a optare a una iniziale iniezione di risorse pubbliche cui ha corrisposto nel tempo lo sviluppo di realtà imprenditoriali strutturate e la creazione di un sistema che oggi vale 5,2 miliardi di dollari in capital raising. Non sorprende quindi che molte startup israeliane siano diventate unicorni, grandi imprese dell’innovazione, e che oggi il 43% dell’esportazione israeliana sia sull’high tech. Sono infine 350 le multinazionali che si muovono nel mercato israeliano e contribuiscono alla crescita del sistema delle imprese innovative che coinvolge attivamente le principali università del Paese e, come più volte ha ricordato Nili Shalev, il settore della difesa, che è una delle principali leve per l’innovazione “lavorando oggi sulla cybersecurty e sulla tecnologica applicata all’intelligence”. In Italia si è iniziato a parlare di startup tra il 2009 e il 2010: un ritardo sui Paesi più avanzati che ha ovviamente creato criticità. Il Presidente di Roma Startup, Gianmarco Carnovale, sottolinea infatti che l’Italia si è “inventata le sue pratiche e deve metterle ancora a fuoco sollecitando correzioni alle policy. Intanto bene il Fondo dei Fondi, perché lo Stato ha scelto di investire direttamente in venture capital, ma il vero problema è che oggi la domanda di capitale di rischio si è affievolita rispetto anche solo a 5 anni fa: in assenza di risorse, infatti, molti imprenditori che nel 2012-2014 erano pronti a creare startup, oggi hanno scelto di fare altro o di andare all’estero. Quindi, oltre al Fondo dei Fondi, bisogna lavorare sugli ecosistemi territoriali, far emergere i talenti e valorizzarli, stimolare nuovamente la creatività che si è affievolita. Abbiamo sprecato degli anni, ma possiamo correggere il tiro”. Luca Carabetta del Movimento 5 Stelle, oltre a essere Vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, è anche un founder: “Ho creato la mia prima startup nel 2014 e una seconda nel 2015: solo di recente hanno ricevuto i primi investimenti. Il problema dell’assenza del capitale di rischio negli scorsi anni è stato rilevante. Speriamo intanto di questo gap si possa colmare anche grazie alla misura varata dal Governo, il Fondo che stiamo creando in Cassa Depositi e Prestiti. Ora, però, bisogna costruire dei veri ecosistemi territoriali non solo per trattenere le persone dotate di abilità e competenze, ma per attrarne dall’estero”. I primi passi sono stati fatti, ma sicuramente si dovrà procedere ancora nella giusta direzione intrapresa. Per esempio con meccanismi premiali per i Business Angel, incentivando ulteriormente la liquidità, e lavorando in sinergia con i centri di ricerca e le università per creare sistemi più forti.