Ahmed Barkhia: innovare hackerando il sistema

di Luisa Panariello
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In una soleggiata mattina di febbraio, Ahmed Barkhia si è messo alla guida della sua macchina, ha raggiunto la nostra sede e ha salito le scale che portano al nostro ufficio. Tutto nella norma, tranne per il fatto che se adesso Ahmed può svolgere queste semplici azioni è solo grazie ai fondi raccolti con la sua campagna #unbacinoperahmed. Questo progetto di crowdfunding, da lui ideato e gestito, è quello che gli ha permesso di affrontare due gravi patologie, l’osteonecrosi e l’acondroplasia displasica bilaterale, e sostenere il costo elevato dell’operazione per tornare a camminare. Parlare solo di #unbacinoperahmed sarebbe però limitativo, perché da sempre il leitmotiv della vita di Ahmed è il concetto di innovazione, e la campagna stessa di crowdfunding nasce come una naturale estensione di tutte le esperienze da lui maturate nell’ambito dell’innovazione sociale. La prima, che ci racconta Ahmed stesso, è Menteultima, progetto ormai non più attivo ma che negli anni ha sviluppato un’ampia rete di contatti. Menteultima aveva l’ambizioso obiettivo di cambiare e migliorare la struttura sociale dei territori, permettendo a chiunque volesse di condividere le proprie skill e competenze in un processo di cross contamination continuo.

 

 

 

“Volevo modificare il territorio in cui vivevo, insegnando alle persone cose che potevano essere utili per loro o magari ricevendo insegnamenti riguardo cose che io non conoscevo.  Menteultima nasceva con l’intenzione di lasciare qualcosa agli altri, prima che non ci fossi più. Sapendo che la mia patologia, l’osteonecrosi, è molto aggressiva, ho voluto creare delle cose intorno a me per dare qualcosa agli altri, perché la cosa più bella che abbiamo è rimanere nel ricordo delle persone. Noi sviluppiamo la nostra società in un determinato modo, ma oggi è sempre più difficile passare qualcosa agli altri. Usiamo molta tecnologia, ma spesso la usiamo male. Invece di utilizzare questa interconnessione di cui disponiamo oggi come un’opportunità, c’è chi la trasforma in una gabbia dorata, dove tutto è bellissimo, ma si rimane dentro.”

 

Menteultima trovava la sua forza proprio in questo, nel fornire alle persone le competenze e l’opportunità di aggiustare e migliorare il sistema, creando network. Nonostante il successo su tutti i fronti, Ahmed non si ferma, perché “se hai qualcosa che vuoi fare, non fermarti, falla. Male che vada sbaglierai, ma se non sbagli come fai a imparare?”.

Se Menteultima è il primo seme che Ahmed pianta nel terreno dell’innovazione le ramificazioni future che ne nascono non sono meno importanti. Una di queste è Feed Your Mind, programma trasmesso dalla web radio romana Radio Kaos Italy. È facile capire perché FYM fosse la naturale estensione di Menteultima: nel programma, dedicato alla vasta area della tecnologia, veniva data voce alle startup, connettendole tra loro, e dando loro un feedback sull’attività svolta. Anche in questo Ahmed è stato un innovatore, tra i primi a offrire questo tipo di servizio, in maniera del tutto gratuita, alle startup. Laddove, però, i progetti di Ahmed crescevano come piante rigogliose, c’era qualcosa che allo stesso tempo stava velocemente deteriorando, ed è la sua salute. Dopo vari controlli, i medici constatano che l’unica soluzione possibile per tornare a camminare è ricorrere a una costosa operazione per sostituire anca, parte del bacino e del femore. Ed è qui che entra necessariamente in gioco il progetto di crowdfunding #unbacinoperahmed, su cui avrebbe letteralmente poggiato il suo futuro.

 

“Io cammino su quello che all’epoca era il mio futuro. Quando stai molto male in realtà non te ne accorgi, ma dopo un po’ si ammala anche la tua mente, perché il tuo cervello deve gestire il dolore. Io sentivo perennemente dolore, dormivo al massimo due ore a notte. Oggi non prendo medicinali. In quel momento le persone che stavano attorno a me si stavano ammalando con me, perché ero saturo di veleno ed è inevitabile contaminare anche gli altri. Vedevo che le persone stavano soffrendo, ed è per questo che ho fatto tale scelta.”

 

La scelta di cui parla Ahmed non era una scelta semplice per diversi motivi, economici e organizzativi in primis. L’intervento a cui doveva sottoporsi era estremamente costoso, ed è proprio questo che lo porta a iniziare l’avventura del crowdfunding.

 

“Ho aperto un sito, ho creato una pagina Facebook e ho iniziato a usare tutte quelle tecniche di growth hacking e personal branding messe da parte nel corso degli anni, fino a costruire questo che vedi qui.”

 

Mi mostra un piccola guida gialla; sulla copertina un disegno caricaturale del suo volto sorridente contornato dagli iconici baffi e con gli occhiali da sole gialli, da cui spunta un sopracciglio all’insù. Sotto spicca la scritta BARKHIA MOUSTACHE , mentre all’interno vi è una guida dedicata alla cura dei baffi, con consigli sui diversi stili e prodotti da utilizzare per creare i baffi perfetti, proprio come i suoi. I suoi baffi sono stati ciò che ha dato una spinta considerevole alla campagna #unbacinoperahmed, diventando il simbolo che ha garantito la diffusione virale della campagna.

 

“Tutto questo” dice Ahmed, indicando la sua caricatura sulla piccola guida gialla “nacque per una necessità, ed è poi diventato il simbolo di una vittoria.”

 

 

Una vittoria, dal punto di vista prettamente comunicativo, ottenuta grazie ad un insieme di elementi immagazzinati negli anni, e ottimizzati da lui con maestria e una considerevole dose di creatività. Ma è, sicuramente, anche una vittoria collettiva di tutti coloro che hanno creduto in Ahmed e nella campagna di crowdfunding, in un periodo in cui tale pratica era poco diffusa sul territorio italiano. La condivisione della sua esperienza all’interno della rete è stata dunque fondamentale nell’affrontare la malattia, perché ha permesso alla sua storia di raggiungere un numero maggiore di persone, in differenti contesti nazionali e internazionali. Elemento fondamentale, infatti, non sono stati solo i donatori, ma anche nel piccolo mondo attorno ad essi, che ha accelerato in maniera considerevole la campagna negli ultimi mesi.

La campagna, tuttavia, non è sempre stata un successo. Per i primi mesi la difficoltà maggiore è stata proprio far sì che l’interesse delle persone per la storia di Ahmed si tramutasse poi in un effettivo aiuto economico. La spinta innovativa è arrivata nel creare uno storytelling e una conseguente fidelizzazione del pubblico alla sua storia e al suo personaggio, l’uomo coi baffi strambi e il volto sorridente.

 

“Sulla mia immagine sono sempre sorridente, perché anche se c’è un problema non è detto che lo devi affrontare in modo negativo, anzi quello che ti affossa. Tutti abbiamo delle difficoltà ed io nelle mie mi sentivo meglio di qualcun altro che poteva averne di più gravi, perciò quando puoi aiutare il prossimo fallo con le possibilità che hai. Sempre!”

 

Questo è ciò che ha vinto nella campagna #unbacinoperahmed: la sua storia personale da un lato, ma soprattutto il suo averla saputa raccontare utilizzando gli strumenti dell’innovazione nel modo giusto. Perché l’innovazione, per Ahmed, è anche questo.

 

Per me, innovazione sociale è stata Menteultima. Innovazione sociale è Elysium. L’innovazione sociale è quel momento in cui le persone che fanno parte della comunità utilizzano gli strumenti a disposizione in modo utile e concreto per sviluppare il concetto di società più profondo, cioè sé stessi. E questo permette alle persone di creare una cross-contamination per migliorare, hackerando, il sistema in cui vivono.

 

Per quanto riguarda la sharing economy, diverse sono le esperienze innovative che Ahmed reputa importanti al giorno d’oggi.

 

““Un’esperienza rilevante e utile, che spesso ho utilizzato nei miei viaggi, è sicuramente la condivisione del mezzo di trasporto, come avviene con BlaBlaCar. Un altro progetto interessante di sharing economy è, invece, di una startup romana, ed è Traslochino.”

 

Relativamente ai viaggi, Ahmed guarda anche al futuro e alle possibili sostituzioni dei mezzi di trasporto.

 

“Hyperloop potrebbe efficacemente sostituire aerei e treni, permettendo, ad esempio, di compiere la tratta Roma-Milano in 20 minuti.”

 

I progetti attuali di Ahmed, però, non si discostano dall’ambito medico: l’ultimo è Elysium, un interessante e ambizioso progetto che potrebbe facilmente migliorare il modo in cui gestiremo la nostra salute in futuro.

 

“Elysium raccoglie i dati sanitari di una persona da prima che nasca fino alla morte, e crea un albero genealogico delle patologie della famiglia. Quindi, in futuro, i pronipoti di questa persona potranno fixare in modo facile le loro problematiche. Se io ho una patologia, voglio condividerla nel minor tempo possibile con chi realmente ci lavora già su questo problema, ovunque sia nel mondo. Elysium è la soluzione. ”

 

La storia di Ahmed Barkhia ci insegna tante cose. Ci insegna a essere coraggiosi e al tempo stesso creativi, a portare avanti con convinzione le proprie idee e a non arrendersi davanti ai fallimenti, affrontando con caparbietà gli ostacoli che, prima o poi, incontreremo lungo il cammino. Soprattutto, però, ci insegna ad affrontare tutto con un sorriso. Perché se parole e idee possono cambiare il mondo, lo possono anche un sorriso e, perché no, un paio di baffi all’insù.