di Marco Serra
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La contemporaneità si presenta nella forma di una epoca estremamente originale, caratterizzata da una complessità inedita in continuo mutamento che pare procedere con moto accelerato continuo.  Ci troviamo a vivere una persistente escalation di fenomeni sociali, economici, culturali che proiettano scenari locali e globali sempre più difficili da prevedere, comprendere e governare.

Se nell’economia preindustriale erano necessarie intere generazioni per produrre mutamenti sostanziali, ora miliardi di individui condividono la percezione di un nulla sarà mai come prima quotidiano che attinge la dimensione lavorativa, familiare, relazionale di ciascuno.

Siamo nel mezzo di un salto antropologico che come rileva il sociologo Domenico De Masi, nel suo recente testo Mappamundi, si caratterizza per un persistente senso di spaesamento diffuso ovunque nel mondo, causato dell’assenza di modelli di riferimento stabili capaci di orientare la progettazione di futuro. Tale smarrimento coinvolge evidentemente anche le Istituzioni, il mondo dell’impresa, l’associazionismo, riguarda le modalità di intendere e gestire la cosa pubblica, creare valore economico, sociale e culturale, altera lo stesso significato di concetti quali vita, morte, sessualità, pace, guerra, lavoro, verità e giustizia.

È un contesto mobile e sconosciuto che il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman chiama società liquida, in cui si realizza la decomposizione di tutte le strutture e le relazioni tradizionali. L’incertezza che ne deriva è enorme su scala globale e si infila attraverso la voce dei nuovi e vecchi media direttamente nel quotidiano delle persone nutrendone timori e paure non potendo più fornire certezze.

Lala Deheinzelin, la futurista brasiliana considerata dalla P2P Foundation una delle cento donne più influenti dell’America Latina, considera esaurito il tempo in cui potevamo ricercare soluzioni ai problemi della modernità attingendo ai futuri probabili, basando cioè le nostre scelte esclusivamente sulle categorie della tradizione, della previsione, della probabilità statistica e della ricorrenza storica. Tali elementi che hanno dominato fino a pochi decenni orsono la scena si sono fatti deboli a favore dell’inatteso, dell’irregolare e del nuovo, intanto il ciclo di vita del presente si è drammaticamente ridotto.

Dobbiamo piuttosto concentrarci sulla generazione di futuri desiderabili, quelli che sono capaci di produrre felicità per un numero maggiore di persone. Oggi la dimensione del noi ha assunto nuova centralità fecondata dal digitale consentendo ad una massa di persone distribuita, ovvero che non condivide necessariamente una territorialità, l’esercizio collettivo di un qualche potere, sotto la guida di nuova forma di intelligenza connettiva.

Contemporaneamente si assiste a livello locale al fiorire di iniziative di ogni genere sotto il segno della collaborazione e della partecipazione, si creano piccole e grandi reti urbane, rurali, stabili, occasionali e di scopo che coinvolgono ed abilitano le persone in gran parte del mondo nella definizione concreta degli scenari che li riguardano diffondendo, attraverso il web e i social esperienze, progetti, idee e visioni. È un movimento globale in crescita, contemporaneamente prodotto e antidoto di quel disorientamento delle persone causato dai processi globali sui quali non riescono ad incidere.

Attraverso questo nuovo paradigma del noi le persone si sono riappropriate della loro fisicità senza rinunciare ai vantaggi della virtualità producendo una cultura digitale positiva, animando come mai prima eventi territoriali, sessioni di co-progettazione di quartiere, meeting internazionali, conferenze tematiche, dando senso alla dimensione liquida del lavoro popolando i coworking, generando risposte alla percepita polverizzazione dei rapporti sociali ad esempio con progetti di co-living, nuove forme di condivisione degli spazi di vita.

Il tema della partecipazione civica non è una novità post moderna, è piuttosto il frutto di un percorso che unisce idealmente forme moderne di codesign civico a decenni di esperienze e riflessioni in Italia e nel mondo, che riguardano ad esempio i temi dell’inclusione e della capacitazione delle comunità locali di Danilo Dolci in Sicilia, o al pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire che sosteneva la necessità di una presa di coscienza collettiva e dell’attivazione di una educazione problematizzante nelle comunità. I metodi della partecipazione si intrecciano irrimediabilmente con il pensiero sulla democrazia deliberativa, fornendo strumenti concreti per quella democratizzazione della democrazia di cui parla il sociologo e politologo britannico Antony Giddens.

La partecipazione è una prospettiva politica basata sulla promozione di processi dialogici e dinamiche di ascolto attivo; una scelta culturale che implica un metodo basato sull’approfondimento, la riflessione e la ricerca di un consenso condiviso, sostenibile e responsabile; un tema educativo che obbliga le scuole, le università, le istituzioni centrali ad adoperarsi per lo sviluppo di competenze per l’esercizio di una cittadinanza consapevole.

I processi partecipativi sono atti coraggiosi che spesso coinvolgono parti in causa aventi interessi apparentemente contrapposti con i quali occorre costruire soluzioni sul filo sottile del bene comune.

Quali sono dunque le questioni centrali di cui è necessario tener conto nella pratica delle esperienze partecipative? La partecipazione coinvolge una comunità di persone orientate ad uno scopo che deve essere dichiarato in maniera chiara ed esplicita. I temi affrontati possono essere i più disparati: dalle scelte di carattere urbanistico che riguardano gli abitanti di un quartiere, al miglioramento delle relazioni con i cittadini che riguardano la riorganizzazione di un servizio pubblico. Qualunque sia la chiamata, le persone devono poter lavorare in un contesto cooperativo caratterizzato da relazioni eque e orizzontali in cui le competenze specialistiche sono al servizio dell’attività partecipativa e non costituiscono un motivo di esclusione dai processi deliberativi. La Carta per la Partecipazione (il manifesto aperto promosso nel 2014 dall’INU, Istituto Nazionale per l’Urbanistica) che contiene utili indicazione di ordine pratico, sancisce la necessità di fornire ai cittadini coinvolti in un processo partecipativo l’accesso e la trasparenza a conoscenze, dati e informazioni necessarie ad un’equa valutazione e l’obbligo di restituire alle comunità quanto hanno prodotto in termini di scelte, conversazioni e opinioni. La partecipazione presuppone infine l’utilizzo di una metodologia che garantisca il controllo del processo e la cristallizzazione di un risultato orientato al bene comune.

L’Italia ospita una fitta rete di soggetti grandi e piccoli intensamente impegnati giorno dopo giorno nella progettazione di futuri desiderabili. Con l’Associazione Open Hub promuoviamo dal 2013 un network di laboratori di innovazione sociale (LIS) che si concretizzano nel coinvolgimento di studenti, ricercatori e insegnanti di percorsi laboratoriali all’interno delle università e nelle scuole in Italia e all’estero con l’obiettivo di favorire uno scambio fra le esperienze presenti sui territori e l’acquisizione di competenze per l’innovazione sociale.