Testi di Felice Ragazzo
Designer, Docente per “Alta Qualifica” presso CdL in Disegno Industriale – Sapienza Università di Roma

 

Studi, ricerche, sperimentazioni

Interpretare la MATERIA, organizzare la FORMA, trattare il COLORE, è quanto si è messo a fare Angelo Mastria in un mirato focus di interessi, artistici, espressivi, valoriali. Si è lasciato sedurre dall’idea di porre l’accento sul legno, cimentandosi su terreni d’immaginazione spaziale condizionata da elementi casuali, ma anche scommettendo sull’unità estetica fornita dall’intervento col colore. In funzione delle forme arbitrariamente poste in relazione, scaturiscono esiti disparati: euritmie seriali blandamente allusive a sorte di lettering tridimensionali; chiasmi bicromatici spessorati; vaghi ancestri antropomorfi; volute simmetrie per lo più disattese per intrinseche rigidità di forma; instabili dinamismi da assembramenti eterogenei; accese tarsie policrome di tessere seriali preformate. L’orizzonte è onirico e non ha altro fine se non quello dell’appagamento estetico, in una intenzionale chiave artistica. Ricorrono frammenti di oggetti già praticati in contesti fabbrili, qui gestiti con sapienza di grafico.

Diesis


In musica si chiamerebbe scala acromatica. Diesis, bemolle, toni semi-toni, ecco l’incontro tra i legnosi e flessuosi residui linearmente composti e i simboli orchestrali. Il ritmo è nell’accatastarsi delle forme, ma potrebbe essere fonico se agisse un percussore. Il godimento è totale quando tutti i sensi si attivano. In ogni caso le NURBS riportano al lettering.

Tracce concentriche


Niemeyer ne avrebbe fatto modelli per grattacieli. Lo rapiva la linea torta; aborriva la retta. Non per caso alle sue spalle scorse in un film la bella Tina Modotti ritratta al naturale. Qui contano, in plurimi pezzi casualmente assemblati, i circolari anelli annuali, alterati dal serpeggiare di sega a nastro e tintura di anilina. La scala è da banco di lavoro, eppure geometria e natura trionfano. Materia e artificio si fondono.

Rosso e Nero


C’è dinamismo dove vigono chiasma e rotazione. Specialmente quando nel sottofondo ci sono simmetrie. Soprattutto, poi, quando impera il misti-lineo. E con gli spessori le ombre moltiplicano le armonie. Un sì e un no, un di qua e un di là, uno zero e un uno, un su e un giù, una felicità e un’amarezza sono detti con un rosso cupo e con un nero.

Primordiale


Ti credi che sia un ritratto rupestre… Ti credi che ci abbia messo le mani Man Ray… Ti credi che sia uno scherzo infantile… È tutta una cosa diversa: è che sta bene se si mettono due sfere al centro di due curve elettro-fresate a CNC; è che sta bene se le punte collimano, se stanno in asse, magari anche diametralmente opposte; è che sta bene il castagno su di un acrilico fuxia. Se poi le sfere sembrano occhi; se le punte alludono a un naso; se le basi allineano labbra; lasciamolo al caso. Tutto qui, e l’opera è fatta.

Nesting


Non c’è un bene senza un male; non c’è terra senza mare; non c’è pace senza briga; non c’è dare senza avere; non c’è un dire senza un fare… Per queste e per tante altre ragioni è giusto che in un vuoto ci sia un pieno; che in un concavo alloggi un convesso. È giusto che una sfera completi un’ansa. E poi va bene che un legno naturale si stacchi dal celeste.

Contrappunto


In principio era una “palombella”, la propaggine di un “passafuori”. Ciò che si può vedere dalla strada in un tetto. Ma la palombella richiede un sacrificio, per qualcosa che eccede e che è da buttare perché non serve. Qualcosa che ne è l’alter ego. Qui i pezzi sono in salvo. No! Sono in armonia! Hanno una simmetria e una non simmetria; hanno un contrappunto con le sfere; tante cose che si lasciano vedere e tante altre da ricercare.

Scatto


Ecco come le forme parlano a vanvera: se raggruppi un frammento arcuato di cornice con una teoria di pezzi allineati secondo il raggio mediano, pensi subito ad una freccia che scocca. L’inganno maggiora se sotto ci metti un quadrato a diagonale allineata e tale da lasciare libere le punte delle ali. Col nero di sfondo pensi a un oscuro disegno. Invece, sei di fronte ad un’elegante composizione che ti vuole solo appagare.

Occhi al vento


Piallacci “acqua e sapone” di legni diversi, il trucco è solo nel giallo degli occhi, forse anche un po’ nei capelli. Ondeggiano e punteggiano in sottofondo le mèches. Lo scompiglio non è per il vento, ma per le sovrapposizioni e gli incroci di “palombelle” sinuose a scala diversa. Ti guarda e ti incute timore, esprime mistero, ma non ti fa niente. È lui, per il vero, che si vuole osservato, anzi, apprezzato.

Apoteosi del nulla


Apoteosi di piallacci in frammenti. Attenzione! Qui non si tratta di piallacci “srotolati”, quelli per comporre rozzi multistrati. Si tratta di sottili piallacci “sfogliati”, quelli per nobilitare suppellettili pregiate, nemmeno poi sono “tranciati” o “segati”. Qui le venature non sono quasi mai “tangenziali”, essendo per lo più “radiali”. In ciò sta il pregio, perché il taglio è planare. Ma che c’entra tutto questo con il coacervo di colori; con la ricchezza ricercata dei profili; con le placche oculatamente composte? Non c’entra nulla, perché quello che conta è suscitare l’emozione.

Profili illusori


La lignina non c’è più, per fare cartoncini è stata estratta soltanto cellulosa che, per mantenerla compatta e resistente, è stata mescolata con leganti insieme a tanti altri accorgimenti. In teatro si chiamano quinte, sono pannelli che disegnano la scena, separano alla vista, scandiscono lo spazio. Qui sono tante e colorate, ma sono una aderente all’altra e non invece distanziate in ante, in medio e in retro. La profondità però si percepisce e il tutto appare arioso ed stimolante.

Pezzi ondulati


Le “palombelle” tracciano la via in alto, ma la struttura centrale è marcata ad angoli retti. Conta un quadrato, quasi accavallato a un sigillo. Tanto potrebbe bastare. Ma ben si guadagna con il di più a vivaci colori. L’equilibrio è più arioso. Di certo ha influito un tagliente raggio di sole. Non dimentichiamo, però, i piallacci sfogliati di legno.

Angelo Mastria si diploma all’Istituto d’Arte di Roma diretto da Enzo Rossi. 

Dal 1980 svolge attività professionale nel campo della grafica. 

Tra il 1986 ed il 2003 è socio professionista “AIAP” Associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva e nel 2001 “Member of BEDA Register of European Designers”; successivamente collabora nel settore editoriale alla progettazione di volumi d’arte, affiancando importanti artisti contemporanei.

Nel corso della sua quarantennale attività è stato consulente del CNDCEC “Consiglio Nazionale dei Dottori  Commercialisti ed Esperti Contabili” per la progettazione e realizzazione della rivista ufficiale e delle pubblicazioni di categoria.