#Superotto

Amava molto l’arte mio padre, la pittura, la scultura, la fotografia; ho un ricordo vivissimo dell’armadio in cui custodiva le sue fotocamere, le cineprese, i suoi pennelli, di quei pomeriggi interminabili passati con la mia famiglia, proiettando centinaia di diapositive su di un grande schermo aperto in salone.

Poi è in una calda mattina d’estate, che tutto si ferma; basta dipingere, basta fotografare, per mio padre era giunto il momento di riposare.

Per tanti anni quell’armadio restò chiuso, volevo che il suo prezioso contenuto non fosse colpito dalle ingiurie del tempo, che i ricordi celati dentro esso restassero lontani dal sole, per non rischiare di sbiadire velocemente.

Sono passati molti anni ormai da quella torrida mattina di luglio, crescendo ho capito che un ricordo non sbiadisce se viene esposto alla luce del sole, sbiadisce se resta chiuso per troppo tempo in un armadio buio.

Si, era il momento di aprire quel vecchio cassettone e vedere se il suo contenuto era riuscito a sopportare i 27 anni di oblio che gli avevo imposto.

Un vecchio proiettore, e qualche bobina Super8 hanno attirato subito la mia attenzione; l’etichetta indicava l’anno in cui dovevano essere state girate, 1977; il mio anno di nascita.

Quando la luce del proiettore si è accesa, ho capito che il tempo non era riuscito a fermare la voglia di quei nastri di raccontarmi la loro storia, la voglia di farmi conoscere una parte di me che avevo dimenticato.