di Walter Scarfò
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Contesto il paradigma che una cosa nuova debba avere necessariamente più cose della precedente; credo fortemente che l’innovazione non possa non passare che per un processo di semplificazione, dove il concetto di semplicità non deve mai condurre ad una visione del mondo semplicistica e banale.

Lo scorso 23 giugno ho assistito ad una lezione molto interessante curata da Piero Dominici all’interno del percorso FUTURISERS dove è stata spiegata molto bene la differenza che esiste fra un elemento definito complesso ed uno complicato.

Non è liberandosi della complessità che si arriva alla semplicità, ma grazie ad un processo di semplificazione ragionata.

La vera semplicità si ottiene quando è possibile ridurre le funzionalità di un sistema, senza pagare costi significativi; è a questo punto che come indica John Maeda nel suo libro “Le leggi della semplicità”, è possibile applicare la regola dello SHE, SHRINK (rimpicciolisci), HIDE (nascondi), EMBODY (incorpora).

La tecnologia è rimpicciolimento, la potenza di calcolo di una macchina che pochi anni fa poteva occupare lo spazio di una intera stanza, oggi può essere racchiusa in uno smartphone. (SHRINK)

Un esempio di HIDE (nascondi), nella progettazione di una interfaccia web è l’ormai conosciutissimo hamburger menù  (le tre linee sovrapposte) che nasconde le funzionalità della pagina finché l’utente non ne abbia veramente bisogno.

L’ultimo valore quello dell’incorpora (EMBODY) è fondamentale per fare in modo che il processo di miniaturizzazione (SHE), e di nascondimento (HIDE) non facciano perdere al prodotto o alla pagina web, quel senso di completezza e di valore.

Diventa fondamentale quindi incorporare qualità, grazie a materiali pregiati ed accuratezza costruttiva, nel caso di oggetti di design o prodotti tecnologici, grazie ad un progetto grafico piacevole e ben strutturato per quanto riguarda il web o materiali di comunicazione tradizionale.

Mi occupo di comunicazione e progettazione di interfacce web da diversi anni (www.molko.it), e questo paradigma mi è stato utile innumerevoli volte; la progettazione di un buon sito nasce da una analisi funzionale ben fatta, volta a razionalizzare (SHRINK), i contenuti da proporre, dalla progettazione di una user experience usabile ed in grado di offrire da subito all’utente la sensazione di saper navigare fra le opzioni proposte, nascondendo il superfluo e mostrando l’essenziale (HIDE) e dalla progettazione di una grafica piacevole in grado di valorizzare e trasferire valore a tutti i contenuti proposti. (EMBODY)

Il concetto di semplicità può, secondo me, essere espresso anche parlando di conoscenza;

Applicato al web questo paradigma può trovare la sua massima espressione nell’utilizzo, all’interno di una pagina, di un banale loading a barra progressiva; perché nessuno ha voglia di sopportare la frustrazione dell’attesa, specialmente quando non è consapevole; l’utilizzo di questo componente può regalare all’utente una sensazione di controllo sul processo in corso, un ottimo strumento per ridurre la frustrazione e la percezione di tempi di attesa incomprimibili.

Quando non è possibile accelerare un processo si può lavorare per rendere all’utente l’attesa più tollerabile.

Possiamo affermare con certezza che la complessità e la semplicità sono necessarie l’una all’altra, più aumenta la complessità e più la semplicità risulterà evidente.

Una piattaforma informatica oggi è progettata per gestire relazioni complesse, i cookie sono uno degli strumenti che il web utilizza per rendere apparentemente semplici queste relazioni, e capire la logica di funzionamento di questo sistema può aiutarvi a definire con chiarezza il rapporto che esiste fra quanto dovete sapere sul sistema e quanto il sistema deve sapere di voi.

Il concetto di conoscenzaritorna quando nel primo caso lo sforzo che dovrete fare è imparare a conoscere e dominare il sistema, nel secondo caso sarà quello di dare fiducia al sistema e questo avviene in maniera molto più naturale se si ha la sensazione di conoscere esattamente l’entità con cui ci si sta interfacciando.

Molti dei termini che ho citato nell’articolo meriterebbero un approfondimento, parlare seriamente di user experience senza esplorare il concetto di “usabilità” probabilmente non sarebbe possibile, ma direi che questo percorso può iniziare oggi, fissando un concetto, che senza nessun dubbio rappresenta il fattore comune fra le problematiche che andremo a trattare successivamente.

La conoscenza rende tutto più semplice