di Luca Dionisi
Aboutme

Era un giovedì pomeriggio di un paio di anni fa quando ha deciso di partire per la prima volta, prendendo un aereo destinazione Londra. In pochi mesi ha pianificato una serie di viaggi che gli hanno permesso di raggiungere una quantità notevole di capitali europee, entrare in contatto con moltissime persone, imparare un numero apprezzabile di lingue e dialetti che in un secondo momento ha relegato in cassetti della memoria.

 

In realtà quando ho cominciato a viaggiare da solo per l’Europa non ho pianificato molto. Sono salito sul primo aereo disponibile senza nemmeno aver prenotato un posto in cui dormire e la prima sera l’ho passata per le vie dell’East London, bevendo birra scura e cercando di carpire qualsiasi particolare mi circondasse. Parlando poi con un gruppo di ragazzi incontrati nei pressi di Piccadilly mi sono mosso verso ovest e ho soggiornato in un gradevolissimo ostello per qualche giorno. Muoversi per una realtà sconosciuta ti permette di imparare moltissimo delle abitudini e dei ritmi di chi abita in quei luoghi: ho scoperto che si può scoprire molto semplicemente osservando con più attenzione ciò che hai intorno. Non mi sono immaginato un percorso personale che non passasse dal camminare mantenendo attiva la propria curiosità. E mi sono reso conto, giorno dopo giorno, che questo modo disincantato di vedere l’avventura e di vivere la città un po’ da flâneur 2.0 mi piaceva moltissimo. Da quel momento allora sì, ho iniziato a pianificare: perché se hai un lavoro fisso il tempo per viaggiare da un momento all’altro non c’è eevi sfruttare al massimo i giorni di ferie. Tornando da Londra ho scoperto che non potevo non vedere Berlino. E così poi è stato per Barcellona, per Bruxelles, per le maggiori città italiane. Per la prossima estate sto per iniziare un personalissimo Tour de France verso Parigi, se riesco passo anche in Svizzera.

 

Non fa mistero del perché abbia deciso di partire e stravolgere una vita fatta di sicurezze e porti sicuri:

 

Avevo sempre scelto di viaggiare in compagnia, mi sembrava l’unica soluzione possibile: pensavo che tornare da una città inizialmente sconosciuta, guardare negli occhi qualcuno e dire “ti ricordi di quella volta in cui in quel posto…?” fosse l’esperienza massima. Poi la storia con l’amore della propria vita è finita in un afoso pomeriggio di luglio. Molte delle relazioni che avevo con gli amici – persino con gli ‘amici di sempre’ – si sono affievolite: sai, entri nel mondo del lavoro, non ci si vede più come un tempo, a mezzanotte inizi a tornare a casa che già sei stanco. Così ho deciso di partire, inizialmente ispirato da tutti quei film di viaggio e quei libri di avventura che ho visto e letto fin dalla prima adolescenza. Non che non sia stato difficile, eh! Prima di partire per la prima volta mi sono rannicchiato in un angolo dell’aeroporto a disperarmi in un pianto inconsolabile, poi però ho deciso che la mia vita doveva andare in quella direzione. Vivendo il momento, iniziando per la prima a vivere il qui e ora. E quando sono tornato la mia vita è cambiata: non solo ho cominciato a prendere sempre più aerei per svariate destinazioni, ma ho anche iniziato a vivere meglio la mia individualità nel locale. Insomma, se dovessi raccontare la mia esperienza in poche parole citerei un passo racchiuso in Little Gidding, di T. S. Eliot, che ho deciso di fare mio: “We shall not cease from exploration, and the end of all our exploring will be to arrive where we started and know the place for the first time”.

 

 

Da qualche mese ha iniziato a essere meno turista e più calato sull’osservazione delle realtà locali, partecipando a festival e percorsi di formazione in Italia. Di ritorno da ogni viaggio è mediatore educativo nelle classi della Scuola dell’Infanzia, raccontando le proprie esperienze.

 

Ho scoperto che nel locale ci sono spesso molte delle risposte che cerchiamo nel globale. Tra le recenti importanti esperienze c’è stato un corso di formazione sulla facilitazione visuale a cui ho partecipato, a Barcellona, curato da Marco Serra, Sara Seravalle, Melania Bigi e Sergi Barrientos A.K.A. Peix Peixot: in quel momento ho capito l’importanza della mediazione all’interno del processo di apprendimento. Portando la mia esperienza nelle classi posso donare non solo la possibilità di esplorare città sconosciute attraverso foto e racconti ma posso anche aiutare i bambini a portar fuori la voglia di scoprire cosa c’è un po’ più in là: è una base essenziale per l’inclusione sociale!

 

E in questi giorni parteciperà a BLAST, l’evento internazionale che dal 10 al 12 maggio collegherà aziende, startup, investitori e technology leaders.

 

Incontrerò le migliori startup e seguirò con interesse gli ispirational speech. Sarà semplice, in un contesto come questo, completare la mia ricerca di “Atomi di Cambiamento” e costruire finalmente le mie “Molecole di innovazione”.
I ragazzi di Open Hub mi aiuteranno in questa avventura.

Potrete trovare il resoconto della mia esperienza proprio qui su TIXE Magazine. Stay tuned!


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