di Marco Serra
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Charles Holland Duell aveva due baffi bianchi e la severità nello sguardo che si addice ad un giudice federale degli Stati Uniti d’America. Non si sa bene come, a lui, commissario dell’Ufficio Marchi e Brevetti degli U.S.A. fra il 1898 e il 1901, venne attribuita per errore la citazione “Tutto ciò che può essere inventato è stato inventato”. Al contrario, Duell era un entusiasta rispetto al progresso e un ottimista rispetto alla capacità della scienza e della tecnica di sviluppare soluzioni per l’uomo.  Così nel 1902, con buona capacità previsionale affermò  “A mio parere, tutti i progressi precedenti nelle varie linee di invenzione appariranno del tutto insignificanti se confrontati con quelli che vedrà il presente secolo. Vorrei quasi poter vivere la mia vita di nuovo per vedere le meraviglie che sono sulla soglia”.

 

Duell visse fino al 1920 e non sappiamo con esattezza se, dopo aver assistito all’incipit bellico del secolo avesse cambiato la sua visione positiva del futuro; fatto sta che il XX secolo è stato sicuramente straordinariamente denso di avvenimenti, scoperte e invenzioni, mutamenti sociali radicali, capaci di lanciare l’umanità in una corsa  caratterizzata da un cambiamento accelerato a velocità crescente, anche al netto degli avvenimenti più drammatici.

Di fatto tale accelerazione era cominciata già nella seconda metà del ‘700  con la prima rivoluzione industriale e si era acuita nel 1870, quando inizia convenzionalmente la seconda rivoluzione industriale, con l’introduzione massiccia  delll’elettricità nelle produzioni industriali. Insomma sono bastati meno di duecento anni di epoca industriale per mutare l’ecosistema umano con un’accelerazione inedita nei precedenti 200.000 anni di storia dell’Homo Sapiens.

 

Ma oggi siamo ad uno stadio ulteriore di tale accelerazione, alla reificazione delle profezia della noosfera di Vladimir Ivanovič Vernadskij, quel terzo stadio della storia del pianeta terra, che segue alla biosfera (il dominio della vita biologica) e ancor prima la geosfera (il predominio dell’inanimato), in cui è la conoscenza umana a dominare massivamente gli equilibri del pianeta. Ma la diffusione della conoscenza da sola non è capace di descrivere accuratamente la nostra epoca:  la specie umana in pochi decenni ha sviluppato una infrastruttura tecnico- informativa così densa da avvolgere il pianeta in un guscio invisibile di informazioni che viaggiando alla velocità della luce da un punto al punto estremo del globo generano di fatto una situazione di ubiquità del contenuto. Se l’astronomia quotidianamente contribuisce a ridimensionare l’originalità del nostro pianeta regalandoci certezze statistiche di milioni di  mondi lontani e simili, Cesar Hidalgo rileva ancora come questo piccolo punto blu nel buio infinito sia davvero speciale, perchè la terra “… sta all’informazione come i buchi neri stanno alla materia”, rilevando come questa parte infinitesimale di un universo sconfinato contenga di fatto una quantità di informazione straordinariamente elevata e che tende ad aumentare esponenzialmente.

 

Informazione e cambiamento sono come è ovvio fortemente legati in quanto generativi l’uno dell’altro in una circuitazione perpetua e producono un processo di mutamento  così vasto e profondo che talvolta l’uomo e le sue organizzazioni appaiono essere sovrastate e non protagoniste di questa energia trasformativa. Viviamo in un’epoca ipercomplessa (per dirla con Morin e con Dominici) nella quale cadono i nessi di causa-effetto apparenti e abbiamo necessità di riflettere davvero in profondità sugli avvenimenti per trovare soluzioni sostenibili e insieme efficaci. E’ questa la chiave se vogliamo sciogliere delle dicotomie apparentemente inconciliabili. Pensiamo allo sviluppo tecnologico e l’occupazione, la globalizzazione e i processi locali, la sostenibilità ambientale e lo sfruttamento delle risorse per la corsa produttiva.  Questa situazione ci obbliga di fatto allo sviluppo di un approccio sistemico e olistico e insieme ad una continua negoziazione tra interessi legittimi,  culture diverse, relazioni umane.

 

Abbiamo voluto iniziare la nostra avventura da qui, da una riflessione profonda sul cambiamento, vero dominatore della nostra epoca. TIXE Magazine nasce come voce di Open Hub, l’esperienza associativa che  Patrizia Cinti ed io abbiamo inaugurato nel 2013 con l’intento di occuparci della ricerca, sperimentazione di temi legati all’ Innovazione Sociale.  Sentiamo forte l’esigenza di cristallizzare, raccontare e condividere in uno spazio aperto le nostre esperienze e riflessioni.

 

Insieme a TIXE Magazine diamo avvio ad un altro percorso altrettanto importante per noi: quello della TIXE Academy il laboratorio vivo della nostra comunità di apprendimento, il luogo nel quale ci piacerà intraprendere molteplici sentieri di riflessione nella grande vallata dell’ipercomplessità.  
Il primo percorso di formazione non formale proposto da TIXE Academy è dedicato ai Changemakers, tutti coloro cioè che nella vita e nel lavoro devono occuparsi di affrontare il cambiamento all’interno delle loro organizzazioni e nelle loro relazioni. Il percorso si sviluppa in sei moduli indipendenti riservati ad un numero limitato di iscritti che insieme agli esperti del network di Open Hub affronteranno tematiche descritte di seguito. Durante gli incontri saranno curati in particolare dei momenti laboratoriali all’interno dei quali i partecipanti avranno la possibilità di sperimentare e acquisire strumenti e metodi selezionati.